Murray: nessun rimpianto per il coaching di Djokovic, ma alcuni dubbi sul programma di gioco
Andy Murray ha recentemente riflettuto sulla sua breve ma intensa esperienza come allenatore di Novak Djokovic, uno dei momenti più significativi della stagione tennistica del 2025. Nonostante la partnership con il campione serbo sia stata interrotta da un infortunio al ginocchio che ha colpito Djokovic pochi giorni dopo l’inizio della collaborazione, Murray considera questa avventura un successo sia per il tennis che per la sua carriera personale.
Un’esperienza unica
Murray non ha alcun rammarico riguardo a questa opportunità. In una lunga intervista, ha sottolineato quanto fosse importante l’esperienza vissuta: “È stata un’esperienza straordinaria.Anche se è durata poco, ho investito tutto me stesso e ho costruito buone relazioni con il team di Novak”. L’ex campione britannico si dice soddisfatto della scelta di accettare la sfida: “Se non avessi colto questa occasione, avrei potuto pentirmene”.
Riflessioni sul passato
Tuttavia, Murray ammette di avere alcuni rammarichi legati alla gestione del suo programma di gioco. Parlando delle sue scelte passate, confessa che avrebbe fatto alcune cose in modo diverso. “Avrei dovuto allenarmi diversamente e concedermi più pause”, spiega l’ex numero uno al mondo. Ricorda in particolare l’episodio successivo alla vittoria alle Olimpiadi di Londra nel 2012: “Il giorno dopo sono volato in Canada per giocare un Masters – una decisione terribile”.
Murray racconta come quel viaggio immediato abbia influito negativamente sul suo stato fisico: “Ho giocato la mia prima partita ed ero completamente distrutto; era su una superficie diversa e non ho ricavato nulla da quell’esperienza”.
Consigli ai giovani talenti
Con l’esperienza accumulata nel corso degli anni, ora si sente pronto a consigliare i giovani tennisti su come gestire le loro carriere. “Se fossi nell’angolo di un giocatore oggi”, afferma Murray, “sarei assolutamente contrario a farli giocare subito dopo una grande vittoria”. la sua indicazione è chiara: prendersi del tempo per apprezzare i traguardi raggiunti può essere fondamentale.
Mentre celebra i momenti trascorsi accanto a Djokovic come coach senza alcun rimpianto significativo, Andy Murray guarda anche al passato con la saggezza acquisita attraverso le esperienze vissute nel mondo del tennis professionistico.