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Da Tunisi a Wimbledon: il mitico cammino di Pietrangeli nel tennis mondiale

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Da Tunisi a Monte-Carlo, da Roma a Wimbledon: le mille vite di Pietrangeli

Giocava a carte con mastroianni e si fece passare per il signor De Cecco. La vita di Nicola Pietrangeli è una storia che sembra uscita da un romanzo.

Un’infanzia straordinaria

Dietro lo sguardo azzurro di Pietrangeli si celava un ragazzino curioso e indolente, capace di vivere intensamente ma anche annoiato dall’idea di farlo sempre nella stessa maniera. Come un moderno Peter Pan, ha conquistato il mondo del tennis senza mai considerarlo l’unico aspetto della sua esistenza. Eppure,fu proprio il tennis a offrirgli opportunità incredibili quando ancora non era solo uno sport.

I suoi primi colpi furono dati contro un muro con una palla nera e una racchetta sproporzionata rispetto alla sua statura. Il suo primo incontro ufficiale? Incredibilmente in un campo di concentramento. Suo padre Giulio, prima della Seconda Guerra Mondiale, era stato un uomo benestante in Tunisia ma aveva perso tutto durante l’occupazione.

Le radici familiari

La famiglia Pietrangeli vantava origini rispettabili; nonno Michele rifiutò di cedere la fortuna familiare per motivi d’orgoglio. Una decisione che portò Giulio in prigione per cinque anni e che segnò profondamente la vita del giovane Nicola.durante le visite al padre nel campo prigioniero, Nicola ebbe modo di cimentarsi nel tennis con lui: “Io e mio padre contro tutti”, ricorda con orgoglio.

Dopo essere tornato in Italia e aver affrontato molte difficoltà economiche, Giulio trovò lavoro all’ambasciata francese prima d’iniziare a rappresentare Renée Lacoste nel nostro paese.

L’arrivo a Roma

Arrivato quasi senza parlare italiano nella capitale dopo la guerra, Nicola si adattò rapidamente alla nuova realtà sociale romana degli anni ’50. La Dolce Vita esplodeva tra i vicoli della città mentre lui cercava il suo posto nei campi da tennis del Parioli ed ereditava i soprannomi dell’epoca come “Er Francia”. Nonostante fosse spinto dal desiderio paterno verso il tennis, la sua vera passione rimaneva comunque quella per il calcio.

Contemporaneamente però iniziava ad affermarsi come tennista talentuoso; debuttando nella Coppa Davis già all’età di 21 anni nel 1954 e vincendo i Campionati d’Italia tre anni dopo.

Un talento naturale

Pietrangeli era noto per la sua personalità carismatica tanto quanto per le sue abilità eccezionali sul campo da gioco: uno stile elegantemente naturale che lo faceva apparire predestinato al successo sportivo. con colpi raffinati ed effetti sorprendenti riusciva ad incantare gli spettatori ovunque andasse; dalla terra battuta parigina alle arene più prestigiose del mondo intero.

Nel 1959 diventò il primo italiano a trionfare al Roland Garros due volte consecutive (1959-1960), battendo avversari temibili come Ian Vermaak e Luis Ayala – dimostrando così che era uno dei migliori tennisti dell’epoca nonostante la competizione fosse serrata con molti professionisti assenti dai tornei amatoriali dell’epoca.

Gli incontri storici

le sue imprese sul campo erano accompagnate da incontri memorabili con icone dello spettacolo internazionale: Elizabeth taylor lo seguiva negli stadi mentre trascorreva serate divertenti insieme ai grandi nomi del cinema italiano come Marcello Mastroianni o Virna Lisi.

Ma non erano solo i successi sportivi quelli che contraddistinguevano Pietrangeli; anche le sue relazioni personali facevano parte dell’affascinante vita mondana degli anni ’60 dove brillavano glamour ed eleganza.

Il capitano della Davis Cup

dopo aver appeso la racchetta al chiodo continuò ad avere una carriera nel tennis ricoprendo ruoli dirigenziali significativi tra cui capitano della nazionale italiana nella Coppa Davis dove guidò l’Italia fino alle finali nel ’60 e ’61.

Concludendo una carriera lunga oltre quattro decenni – piena zeppa d’emozioni – ha lasciato dietro sé non solo trofei ma anche storie indimenticabili legate ai valori dello sport quali amicizia ed impegno reciproco tra compagni.

Oggi Nicola Pietrangeli è ricordato non solo come campione sui campi da gioco ma soprattutto come figura poliedrica capace d’incarnare lo spirito vitale degli italiani durante epoche tumultuose – dimostrando così che nella vita ci sono mille modi possibili per vivere intensamente ogni giorno.

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