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Amore inaspettato: il torneo Over 60 diventa palcoscenico di nuove emozioni

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Colpo di fulmine: l’amore della mia vecchiaia

Era una domenica di sole, una di quelle giornate estive che invitano a uscire e passeggiare. Noi, figli degli Anni Ottanta con genitori originari del Sud Italia, trascorrevamo il nostro tempo all’aria aperta. con una sola macchina in famiglia e una madre senza patente, le passeggiate erano la nostra quotidianità.

Un incontro inatteso

Tornavamo dai giardinetti proprio mentre le famiglie “perbene”, come amava sottolineare mia nonna, rientravano dalla messa. Improvvisamente, un suono attirò la mia attenzione: ritmico e musicale, era bello e ipnotico come un tamburo ancestrale. Non si trattava solo di un rumore; era perfetto nella sua ripetizione cadenzata.

Spinta da un impulso irrefrenabile, mi voltai verso la fonte del suono: due uomini giocavano a tennis. In quel momento magico capii che stavo assistendo a qualcosa di straordinario; il gioco sembrava così divertente! Ma fu mio padre a spegnere la mia meraviglia con poche parole: “quello è tennis, è uno sport per ricchi”. Una sentenza che mi colpì profondamente.

la lotta interiore

Fin da piccola avrei voluto combattere per dimostrare a mio padre che il tennis poteva essere anche per me. Sognavo di diventare una delle atlete che ringraziano i propri genitori per i sacrifici fatti nella loro carriera sportiva. Purtroppo però la realtà era diversa: il tennis rimase sempre un sogno lontano. Per me rappresentava quello studente ambito al liceo cui non avrei mai osato rivolgermi perché credevo non fosse alla mia portata.

osservai quel mondo affascinante da lontano mentre crescevo con altri interessi più umili; mio padre si dedicava all’orto piuttosto che ai campi da tennis, senza mai smettere di sognare cosa sarebbe stato se avessi avuto l’opportunità giusta.

Un nuovo inizio

Poi accadde ciò che spesso si legge nei racconti: dopo anni ci si ritrova faccia a faccia con quel sogno perduto. Ormai adulta e consapevole oltre i quarant’anni,finalmente trovai il coraggio necessario per avvicinarmi al mondo del tennis. Impugnai una racchetta e colpii la pallina per la prima volta; purtroppo non emise quel suono magico della perfezione ma fu comunque emozionante.

Da quell’istante capii chiaramente qualcosa: anche se non avevo iniziato nel modo ideale né avevo avuto un’infanzia agiata legata allo sport tanto desiderato,ora stavo scoprendo l’amore della mia vita-un amore tardivo ma intenso che sicuramente accompagnerà i miei anni futuri.

In questo viaggio ho compreso quanto sia importante seguire le proprie passioni senza limitazioni o pregiudizi economici; perché talvolta gli amori più veri arrivano quando meno ce lo aspettiamo.

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