Amritraj critica l’ATP: “Il tennis deve rimanere uno sport mondiale”
L’ex tennista indiano Vijay Amritraj si è espresso con fermezza contro le recenti decisioni dell’ATP riguardanti la gestione dei tornei. Negli ultimi anni, l’associazione dei Professionisti del Tennis ha radicalmente modificato la sua politica, allungando la durata dei Masters 1000 a due settimane e riducendo al contempo il numero di tornei ATP 250. Questa strategia potrebbe portare a una marginalizzazione delle competizioni in Asia, Africa e Sud America.
Un approccio poco equilibrato
Amritraj ha denunciato questa situazione in un’intervista, evidenziando come attualmente rimanga praticamente solo Tokyo con una licenza asiatica per i tornei ATP.In passato, il circuito includeva eventi regolarmente ospitati in paesi come India, Hong Kong, Singapore e bangkok. Secondo l’ex presidente del Players’ Council dell’ATP, “non servono altri 500 tornei in Asia; servono i 250”.Questi eventi sono fondamentali per garantire che il tennis continui a essere percepito come uno sport globale.
Rischio di perdita d’identità
Amritraj ha continuato la sua analisi affermando che un tempo c’era spazio per tutti nel panorama tennistico mondiale: “Tornei a Lima, Bogotà e Caracas erano comuni”. A suo avviso è essenziale guardare oltre i confini delle nazioni più sviluppate prima di potenziare ulteriormente i grandi eventi. “Altrimenti,” avverte amritraj, “il tennis rischia di perdere la sua identità globale”.
L’ex tennista sottolinea che sia giusto investire nei tornei già esistenti senza sacrificare intere regioni del mondo nel processo. Il messaggio è chiaro: per mantenere viva la passione per questo sport su scala globale è necessario ripensare le attuali scelte organizzative dell’ATP.
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